Maurizio Ruzzene (Associazione decrescita – RETICS)

* seconda parte del testo:

Di fronte alla crisi. Il ruolo della politica e delle monete alternative nel sostegno delle economie di cura, pubbliche  ed eco-solidali

(elaborato per la seconda “Scuola Estiva sulla Decrescita e sulle Economie Solidali” – Giovinazzo, 2016 – e nell’ambito del progetto SELS – Sistemi di Economie Locali Sostenibili)

Indice

(…)

II.1. I rapporti non facili tra politica e monete alternative e gli ambiti di un possibile sostegno reciproco
II.2. Risorse e strumentazioni impiegabili: risorse monetarie  e tecnico organizzative
II.3. Le risorse simbolico istituzionali e valoriali nella prospettiva di un ampliamento delle dimensioni delle reti di scambio e credito mutuale
II.4. Costi e vantaggi  possibili di un nuovo patto politico territoriale

(…)

 

  1. POLITICA E MONETE ALTERNATIVE IN UNA PROSPETTIVA DI SOSTENIBILITÀ.

II.1. I rapporti non facili tra politica e monete alternative e gli ambiti di un possibile sostegno reciproco

Come indicato nella prima parte, i rapporti tra monete alternative (MA) e dimensioni politico statuali non sono stati in genere molto fecondi, almeno fino a poco tempo fa e specie nel nostro paese, per una sorta di diffidenza di fondo che quando non è sfociata in aperta ostilità si è manifestata come reciproca,  sostanziale indifferenza. Alla base vi poteva essere la  posizione di monopolio pretesa dagli organi di governo politici e amministrativi nella creazione e gestione delle strumentazioni monetarie. Centravano però anche le connotazioni particolari assunte a partire dagli anni ’80 dalle strategie politiche prevalenti, dominate dalla “personalizzazione” delle pratiche di governo e dei processi di cambiamento sociale,  così come dalla contrapposizione tra dimensioni politico istituzionali e monetarie (consegnate nelle mani di apparati professionali costituti da presunti “esperti”, e fondati sul presupposto di una delega sociale pressoché totale e de-responsabilizzante), da un lato, e da un altro lato le esperienze di cambiamento sociale individuali o interpersonali, compiute dal basso, senza bisogno di rappresentanze o mediazioni collettive di tipo tradizionale (vedi al riguardo Barberis e Revelli, 2005). E si può dire che una simile divaricazione tra dimensioni politico istituzionali ed esperienze del cambiamento sociale di base sia risultata a lungo prevalente negli stessi approcci sviluppati all’interno delle esperienze e delle ricerche relative alle MA, per diversi ordini di ragioni.

A prescindere dalla analisi delle cause delle difficoltà esistenti nei rapporti tra politica e MA resta comunque il fatto che la questione delle forme di finanziamento alternative delle economie pubbliche (oggi cruciale nella determinazione dei rapporti tra politica e  istituzioni monetarie) è rimasta completamente in ombra se non totalmente ignorata, sia nell’attività di ricerca sia nelle pratiche politiche, almeno fino a pochissimo tempo fa.

Ancora oggi le esperienze compiute nel campo del finanziamento alternativo delle economie pubbliche sono quasi inesistenti e si limitano a interventi molto limitati e di scarsa rilevanza, come il baratto amministrativo introdotto per legge in Italia (su potenzialità e limiti del baratto amministrativo vedi Giglioni, 2016; per considerazioni più generali vedi Blanc e Fare 2013). Uno dei primi contributi sufficientemente articolati sulle possibili forme di finaziamento alternativo delle economie pubbliche è apparso solo poco prima dell’esplodere dell’ultima grave crisi finanziaria, e proprio all’interno del movimento del movimento della decrescita (Vedi Ruzzene 2007 e 2009).  Infine, solo a partire dall’esplodere dell’ultima crisi si sono affermate sul piano della ricerca teorica ipotesi di lavoro più ampie e significative, specie nella veste dei certificati di credito fiscali (seguendo una interpretazione della crisi  che ricalca i principi della Nuova Teoria Monetaria, riproposta recentemente da W. Mosler, attraverso il rilancio del tema della sovranità monetaria degli stati nazionali rispetto alle banche ed alle agenzie finanziarie globali).

Queste ipotesi si collocano in genere nel solco della tradizione keynesiana, fondata sul rilancio della spesa pubblica e sull’impiego delle leve monetarie, e non fanno propriamente parte del mondo pur variegato delle monete alternative (MA), anche se la stessa problematica dei certificati di credito fiscali è stata collocata  all’interno della prospettiva delle MA, ampliata appunto sino a comprendervi le dimensioni dell’economia e della spesa pubblica (come nel Libro Verde di F. Bernabei).

L’assenza sostanziale di sperimentazioni concrete, associata al bisogno di affrontare condizioni di crisi sempre più gravi ci costringe ad affrontare comunque  la questione del rapporto tra MA e politica, tenendo presenti anche ipotesi o modelli puramente teorici, non ancora sperimentati ma la cui elaborazione può favorire il nascere di esperienze e di politiche di intervento più concrete.

Cercando di semplificare e procedendo in maniera abbastanza schematica, possiamo individuare almeno tre direzioni lungo cui l’intervento della politica e degli organi di governi locali può dispiegarsi per favorire lo sviluppo di strumentazioni monetarie alternative utili a sostenere tanto le economie pubbliche che quelle ecosolidali. All’interno di ciascuna delle direzioni di intervento indicate si possono affermare inoltre diversi obiettivi e tipologie di impiego delle strumentazioni monetarie,  in relazione ai fini perseguiti ed al tipo di lettura e di risposte che si dà delle stesse condizioni di crisi. Sempre per ragioni di brevità mi limito ad indicare per ogni ambito di intervento due tipi di finalità o di obiettivi principali, che in alcuni casi tendono ad escludersi ma possono anche integrarsi in maniera proficua se risultano opportunamente configurati.

Si tratta più in particolare di

+ A) un intervento di tipo “esterno”, che la politica può esercitare in più modi, fornendo come vedremo risorse di diverso tipo ai soggetti impegnati a sviluppare strumenti “monetari alternativi”, i quali agiscono generalmente in maniera più o meno autonoma rispetto allo stesso sistema politico statuale;

questo tipo di intervento può rispondere ad una pluralità di fini ma può servire principalmente per:

– a1) rilanciare la crescita economica locale, del reddito e dei consumi in termini monetari ;

– a2) oppure in funzione di una riqualificazione di specifiche attività economico produttive, in termini etici o ecologici (vedi punto c);

 

+ B) i sistemi politici possono assumere e sviluppare inoltre degli strumenti monetari alternativi al loro interno o meglio all’interno del settore pubblico, per conseguire alcuni obiettivi delle politiche di welfare o per aumentare il flusso delle risorse monetarie a propria diposizione;

ciò può avvenire più in specifico per:

– b1) mantenere  i servizi pubblici esistenti o per attivarne di nuovi, sia quando  non vi sono sufficienti risorse monetarie ufficiali, sia quando i tradizionali interventi di natura pubblica (calati dall’alto o burocratizzati non risultano abbastanza efficaci o sostenibili in termini  socio-culturali;

– b2) sviluppare forme di finanziamento alternativo delle politiche del welfare, principalmente per ridurre i livelli esorbitanti di debito che stanno affliggendo le economie pubbliche tanto nazionali che sul piano locale;

 

+ C) infine una terza direzione di intervento può essere individuata quando si perseguono finalità più ampie e in genere di più lungo periodo, non risolvibili rimanendo all’interno dei singoli, specifici sistemi economici né rimanendo all’interno delle sfere pubbliche;

questo tipo di approccio si può presentare come un intreccio dei due tipi di interventi precedenti, e risulta necessario quando gli obiettivi di fondo si possono perseguire solo su un piano sistemico, complessivo, come può avvenire ad esempio se si cerca:

 

– c1) di rafforzare l’autonomia e i contenuti dell’attività politica di governo, o la sovranità territoriale di una comunità, specie rispetto al sistema economico-finanziario speculativo;

– c2) di far capo ad un nuovo modello di sviluppo economico produttivo, maggiormente sostenibile sul piano ambientale e socio culturale.

 

Gli interventi di tipo C) risultano sicuramente più complessi e presentano maggiori difficoltà rispetto agli altri due tipi (cioè di tipo A e B),  ma possono dare dei risultati più soddisfacenti, anche dal lato dello sviluppo di sistemi monetari, di conto, scambio e credito di tipo alternativo (vedi al proposito Ruzzene, 2008). Essi possono richiedere maggiori risorse (specie per far funzionare dei sistemi monetari che tenderanno a risultare a loro volta più complessi) ma possono contribuire a migliorare le condizioni di sostenibilità nel lungo periodo per le politiche del welfare, così come per le strumentazioni monetarie alternative, a condizione che vi sia evidentemente una chiara sostenibilità nelle finalità di partenza oltre che nelle strumentazioni monetarie adottate.

II.2. Risorse e strumentazioni impiegabili nel sostegno pubblico delle MA e delle RESCOM: risorse monetarie  e tecnico organizzative

Per sviluppare un intervento politico che vada a sostegno dei sistemi monetari, di scambio e credito alternativi (articolandosi nelle direzioni prospettate nel paragrafo precedente) si possono impiegare diversi tipi di risorse, diverse per il tipo di costi da sostenere e per i risultati conseguibili. A seconda del tipo di risorse impiegate si può infatti favorire maggior autonomia o relazioni di dipendenza tra i soggetti interessati, sostenere le loro propensioni a competere o a cooperare, sviluppare diversi livelli di responsabilità riguardo ai risultati del loro agire.

Procedendo in maniera schematica si possono individuare almeno quattro ordini principali di risorse che in varia misura i governi politici si trovano generalmente ad impiegare nelle loro politiche correnti: a) di tipo monetario; b) tecnico organizzative o strumentali; c) legislative; d) valoriali.

Mentre l’individuazione dei primi tre tipi di risorse non sembra presentare particolari difficoltà, la identificazione delle risorse che abbiamo definito valoriali può risultare più controversa, specialmente in quanto al loro interno possono essere comprese “risorse” di tipo marcatamene ideologiche e risorse che solitamente vengono valutate come fattori tecnici interni ai sistemi monetari/finanziari, come le funzioni di garanzia che si devono sviluppare nelle relazioni di credito (su quest’ultimo aspetto vedi ad es. Polsi, 2001).

Mi riferirò in particolare alle funzioni di garanzia richieste specie nei sistemi di scambio e credito alternativi di dimensioni abbastanza ampie,  e comprenderò nella nozione di risorse valoriali anche le progettualità relative a  finalità e identità comuni, collettivamente condivise, e che stanno alla base dei patti politici territoriali, su cui ci soffermeremo in particolare alla fine di questa sezione. Ma cerchiamo di procedere con ordine, cominciando con le implicazioni dell’impiego delle risorse monetarie di tipo tradizionale, che si presenta anche come il più conosciuto e diffuso.

L’impiego delle risorse monetarie ufficiali si presenta per molti aspetti come il più immediato, e a volte anche come il più facile da attivare, ma risulta anche molto problematico nelle condizioni di crisi che contrassegnano le società terziarie, caratterizzate da alti livelli di debito, pubblico e privato, e basse prospettive di crescita produttiva e delle entrate fiscali (sui fondamenti strutturali di tali condizioni vedi Ruzzene 2008 e 2012). In queste condizioni ogni esborso da parte del pubblico di somme significative di moneta ufficiale implica di fatto il pagamento di interessi ai sistemi finanziari dominanti, incrementando lo stesso livello del debito pubblico, e bisogna valutare se i vantaggi ottenuti riescono a compensare i costi sostenuti dalla collettività in moneta ufficiale.

In più la presenza di sussidi pubblici continuativi può ridurre l’autonomia di chi li riceve (almeno sul piano delle capacità di reperimento di nuove risorse), tende ad alimentare de-responsabilizzazione nella spesa, tanto nelle sfere pubbliche quanto nelle private, favorisce la competizione nell’accesso alle risorse monetarie fornite, e tende ad accentuare il risentimento sociale (specie di chi versa i maggiori contributi fiscali) nei confronti di tutti i soggetti che in qualche modo vengono aiutati dallo stato in termini monetari (sui differenti approcci che si possono sviluppare in generale nel finanziamento pubblico delle attività caratterizzate da elevata rilevanza o utilità sociale si può vedere: Rosanvallon, 1984; Bosi, 2006; Campa, 2010; Baranes, Bersani et al. 2013).

Lo sviluppo di strumenti monetari alternativi cerca di andare incontro anche alle difficoltà appena indicate e, come abbiamo già indicato, negli ultimi decenni si sono sperimentate al riguardo diverse tipologie di sistemi di scambio e credito alternativi: dalle banche del tempo, diffuse specie in Italia, al  Banco Palmas brasiliano ai Portemmonnee belgi,  dai  Spice Time Credit gallesi, ai sistemi giapponesi di credito di lungo termine tipo  Fureay Kippu (su queste diverse esperienze si veda Lietaer, Kennedy e Rogers, 2013, e CCIA 2015).

Gli obiettivi perseguiti sono risultati molto vari, quali il sostenere economicamente soggetti in condizioni di particolare bisogno, cercando di orientarne in qualche modo gli ambiti di spesa (come nel caso Torekens), o  con l’intento di premiare pratiche e relazioni più virtuose, da un punto di vista sia etico che ecologico (Banco Palmas ed e Portemonnee). In molti casi si è cercati di ridurre dei vuoti lasciati dalla crisi del welfare pubblico nel soddisfare bisogni essenziali o che dovrebbero rientrare nell’ambito dei diritti primari, quali ad es. il diritto ad una assistenza decente per gli anziani soli, come è avvenuto nel Fureay Kippu (Vedi a quest’ultimo proposito Hayashi 2012, mentre per quanto riguarda in particolare i possibili impieghi delle MA all’interno delle politiche pubbliche si può vedere G. Hallsmith e B. Lietaer, 2011; CCIA 2015).

Particolarmente interessante risulta il modello Fureay Kippu, basato sullo scambio di servizi di cura e sull’accantonamento previdenziale dei crediti maturati dai singoli, sempre conteggiati in unità di tempo non convertibili in moneta ufficiale, come nelle banche del tempo. In questo modello di scambio si è cercato però di tener presenti i costi diversi (in fatica, gratificazione ecc.) comportati dai diversi tipi di attività, attribuendo loro un valore di scambio proporzionato a tali costi, mentre si sono fissati dei limiti massimi e minimi fissi entro i quali gli stessi valori di scambio potevano oscillare. Si è cercato  in sostanza di  mediare tra l’esigenza di salvaguardare dei livelli sufficienti di equità e l’esigenza di ridurre gli squilibri che tendono a verificarsi tra domanda e offerta dei servizi specifici, portando gli stessi valori di scambio a variare sulla base di criteri e vincoli sia etici che economici (sui possibili sviluppi di tali modelli nella prospettiva delle RESCOM si può vedere Ruzzene 2015).

Più recenti e ancora scarsamente sperimentate sono invece le ipotesi relative ai certificati di credito fiscali, prospettate anche in Italia da M. Cattaneo, B. Bossone e altri, prevalentemente nella scia della moderna teoria monetaria, e concentrando l’attenzione sui limiti di spesa attualmente fissati alle economie pubbliche. Ed anche nella riproduzione di una prospettiva che vede nella carenza di denaro la causa della crisi economica attuale, tali ipotesi finiscono per riprodurre un’idea della moneta ovvero dei certificati di credito fiscale che riproducono in larga parte caratteristiche essenziali delle monete ufficiali (come  il risultare titoli di “credito” o mezzi di pagamento dotati di un valore intrinseco e impersonale, come illustrato nella terza parte).

Si può dire che questo ultimo tipo di strumentazioni monetarie presenta il vantaggio principale  di differire il pagamento delle somme erogate in CCF rispetto ai pagamenti in moneta ufficiale, consentendo di risparmiare in qualche misura sugli interessi pagati  dal settore pubblico sulle risorse monetarie ottenute dagli istituti finanziari (un’ipotesi simile si trova ad esempio in Bernabei 2013). Questo vantaggio può risultare però in larga parte vanificato dalla tendenza correlata ad aumentare il livello di spesa, destinato a tradursi quasi inevitabilmente (di fronte alla generale impossibilità di rilanciare in maniera dovuta la crescita produttiva) in aumento dell’esposizione debitoria delle stesse amministrazioni pubbliche.

Inoltre come vedremo tutti i sistemi monetari che riproducono in qualche misura le forme di valore/potere intrinseco, anonimo e impersonale, proprie delle monete ufficiali, si prestano a problematiche simili a quelle che analizzeremo nella sezione successiva, come la riduzione di responsabilità e di autonomia dei soggetti, o la competizione nell’accesso alle risorse monetarie che si vorrebbe far crescere spesso oltre ogni limite ragionevole.  Mentre all’opposto lo sviluppo di adeguati titoli di credito personali o al nominativo – che si rilasciano ai singoli solo sulla base di risorse lavorative esistenti e di beni e servizi scambiati –  può favorire una riduzione del debito pubblico, accanto ad un parallelo aumento dei volumi degli scambi praticati e dei beni prodotti nell’ambito delle economie sostenibili, per tutta una serie di ragioni su cui avremo modo di soffermarci più avanti.

Per evitare le implicazioni negative generalmente connesse all’erogazione di risorse monetarie ufficiali, o anche affini, si può comunque attivare e mettere a disposizione alcune strumentazioni tecnico organizzative e competenze  che risultano necessarie per sviluppare sia le MA che le relazioni di scambio e credito di tipo  eco-solidale.

La messa a disposizione da parte delle amministrazioni pubbliche di strutture logistiche, strumentazioni informatiche e personale qualificato, per tutti quei soggetti – gruppi informali o associazioni – in vario modo impegnati in pratiche di sviluppo di MA e di relazioni di scambio e credito eco-solidale, può ridurre i costi del sostegno pubblico specie quando si tratta di risorse che rimangono altrimenti in larga parte inutilizzate all’interno delle pubbliche amministrazioni.

La fornitura di personale, di strumenti e di competenze può risultare particolarmente utile per i sistemi di scambio e credito di piccole dimensioni,  che richiedono comunque attività di registrazione degli scambi e dei crediti acquisiti, non riuscendo proprio per le loro dimensioni ridotte a reperire le risorse necessarie al loro funzionamento, come avviene spesso con le Banche del tempo. E soluzioni di questo tipo, basate sulla fornitura di risorse tecnico organizzative da parte di organi pubblici si sono già avute per le banche del tempo in varie parti del mondo (per gli stati Uniti vedi  Collom, 2012, e per l’Italia Coluccia, 2001).

Se la fornitura di risorse tecnico organizzative può sottrarsi ad alcune delle difficoltà relative all’erogazione di aiuti in moneta ufficiale, il limite maggior di questo tipo di intervento può essere individuato invece nel livello limitato del sostegno che attraverso di esse si può sviluppare. Risorse tecnico organizzative e cognitive in genere possono essere reperite senza troppe difficoltà dai soggetti che si muovono nell’ambito delle MA e delle reti di scambio e credito di tipo comunitario. Manca o risulta invece carente il terzo tipo di risorse a cui abbiamo fatto riferimento all’inizio di questa parte: le risorse simbolico istituzionali e valoriali collettive, o più in particolare le risorse di tipo  legislativo e le risorse relative alla costituzione delle dimensioni progettuali ed identitarie collettive più ampie. E si tratta di risorse che risultano fondamentali quando si vuole superare la soglia delle piccole dimensioni che hanno limitato sinora le potenzialità di affermazione e crescita della stessa prospettiva delle MA.

II.3. Le risorse simbolico istituzionali e valoriali nella prospettiva di un ampliamento delle dimensioni delle reti di scambio e credito mutuale

La messa a disposizione di risorse simbolico istituzionali, di tipo legislativo e relative alla costituzione di dimensioni valoriali collettive più ampie e di interesse comune, costituisce il campo d’intervento specifico delle politiche e degli organi di governo, che possono attivare valori e linguaggi comuni non sempre facilmente disponibili ai singoli gruppi di attivisti sociali.

In particolare la rilevanza delle risorse legislative risulta più evidente proprio per quanto riguarda il sostegno delle MA. L’esistenza di legislazioni ostili ha spesso impedito, ad esempio in Italia, lo sviluppo di esperienze che avrebbero potuto crescere nel tempo, come l’esperienza dell’Eco Aspromonte (vedi al riguardo Perna 2013). Mentre le recenti aperture della stessa legislazione italiana al baratto fiscale possono favorire la prospettiva delle MA in generale, specie alimentando l’interesse per la sperimentazione di sistemi di scambio e di credito alternativi che si possono riferire anche alle dimensioni pubbliche.

L’emanazione di provvedimenti legislativi più favorevoli alle MA o alle reti di scambio e credito mutuale non presenta in sé costi economici aggiuntivi rilevanti per la pubblica amministrazione. Se opportunamente configurato un quadro legislativo favorevole può presentare invece diversi vantaggi non irrilevanti. L’esistenza di quadri legislativi tesi ad evidenziare e rafforzare i contenuti etici ed ecologici dei sistemi di scambio e credito mutuale può ad esempio stimolare la partecipazione di un maggior numero di persone ad attività di cura dei beni comuni,  compensando la percezione diffusa relativa alla erosione dei valori comunitari e i bisogni crescenti di coesione e cooperazione sociale. Il tutto può avere inoltre dei ritorni positivi per le stesse economie pubbliche, dato che lo sviluppo di forme di credito alternative, senza interessi monetari, può contribuire significativamente alla riduzione degli interessi pagati sul debito e dunque alla riduzione dello stesso debito pubblico (vedi Bernabei 2013; Ruzzene, 2012 e 2015).

Infine un sostegno legislativo alle reti di scambio e credito di tipo mutuale e comunitario può contribuire a rendere più stabili ed equilibrate sia le condizioni di domanda di beni e servizi sul piano locale e regionale, sia le dinamiche di sviluppo dei diversi settori produttivi, radicandole maggiormente nei loro contesti territoriali,  con vantaggi rilevanti sia per i singoli produttori che per la collettività nel suo insieme.

Resta il fatto che le funzioni legislative, seppur molto importanti ai fini della legittimazione di ogni sistema d’azione economica, non risultano di per sé sufficienti a garantire lo sviluppo di solidi processi di integrazione sociale, tra gli individui e rispetto alle finalità che lo stesso quadro legislativo dovrebbe favorire. Inoltre, provvedimenti legislativi favorevoli possono costituire una fonte primaria di legittimazione delle economie e dei circuiti di scambio e credito alternativi ma non comprendono tutti  i processi di legittimazione necessari, specialmente per garantire la sostenibilità delle MA da un punto di vista economico.

Le MA e i sistemi di scambio e di credito alternativi richiedono anche un qualche tipo di garanzia relativamente alla riproducibilità nel tempo degli stessi sistemi di scambio e credito mutuali, ovvero relativamente all’ipotesi che tutti i debiti stabiliti al loro interno verranno onorati. Più precisamente si richiedono forme di garanzie sia riguardo al mantenimento o stabilità nel tempo del valore dei titoli di credito emessi, sia riguardo alle condizioni di solvibilità degli agenti che fanno parte dei circuiti di scambio e credito. E da entrambi i punti di vista gli stessi poteri pubblici possono fornire un aiuto o sostegno significativo alle MA. Più in particolare essi possono offrire forme e condizioni di garanzia sulla riproducibilità dei sistemi di scambio e credito alternativi più solide ed anche meno costose di quanto non siano quelle fornite attualmente dai sistemi bancari e finanziari speculativi per i sistemi di crediti espressi in moneta ufficiale.

Le garanzie fornibili da organi pubblici possono essere coperte infatti dai considerevoli patrimoni disponibili ad una collettività, anche a prescindere dagli attuali livelli di debito, in quanto ci si può riferire al possesso e gestione dei beni comuni e dei patrimoni ambientali, naturali e socio culturali esistenti. E bisogna tener conto del fatto che le garanzie richieste dalla maggior parte di sistemi di scambio e credito alternativi, e fornibili da soggetti di interesse pubblico, possono risultare meno problematiche e costose (di quanto non siano quelle fornite nell’ambito dei sistemi monetari e finanziari dominanti) per almeno due ordini di ragioni.

In primo luogo perché non si basano sul pagamento di alcuna rendita monetaria, e in secondo luogo in quanto possono evitare di far capo ad unità monetarie dotate di un valore intrinseco, destinate a perdere di valore e a risultare oggetto  di continui attacchi speculativi.

Va rilevato a quest’ultimo proposito che i livelli di garanzia richiesti dai singoli sistemi monetari alternativi possono variare notevolmente, appunto in relazione al modello di moneta o di scambio e credito a cui essi si ispirano. Anche nel caso delle MA fornire garanzie sulla stabilità e riproducibilità dei crediti espressi in unità monetarie che si ritengono dotate di un proprio valore intrinseco (legato al valore delle monete ufficiali) può risultare più problematico ed anche costoso di quanto non possa esserlo il fornire garanzie per dei sistemi di scambio e credito in cui il  valore dei titoli di credito risiede nei beni e nelle attività disponibili, già scambiate o attivabili in un arco di tempo ragionevole. E i vantaggi di questi ultimi diventano maggiori specialmente se si stabiliscono dei vincoli stringenti e dei criteri abbastanza severi per l’attivazione delle stesse relazioni di credito, come avviene nei modelli tipo camere di compensazione tipo Sardex (Vedi Dini e altri 2013).

I criteri della mutualità – che regolano in genere i circuiti di scambio e credito ispirati di finalità etico comunitarie – possono servire inoltre per costituire un sistema di copertura mutuale riguardo alle inadempienze creditizie dei singoli, mentre alle stesse autorità pubbliche potrebbe spettare il ruolo di semplici sorveglianti del buon  funzionamento del sistema, o di garanti in ultima istanza del valore delle MA o dei titoli di credito corrispondenti. Ed anche i costi di quest’ultimo tipo di funzione potrebbero ridursi notevolmente se si fa capo a sistemi di scambio e credito non soggetti  a perdite di valore dei crediti acquisiti.

Su tali questioni dovremo comunque ritornare mentre per chiudere questa seconda sezione risulta opportuno soffermarsi sull’ultimo aspetto riguardante le risorse valoriali, quello attinente alla costituzione di progettualità e identità collettive ampiamente condivise, e più in particolare di un nuovo patto politico sociale in grado di fa capo ad un modello di sviluppo economico sostenibile: probabilmente la più importante condizione per sostenere concretamente le reti di scambio e credito di tipo comunitario e mutuale.

II.4. Costi e vantaggi  possibili di un nuovo patto politico territoriale

L’importanza ed anche l’urgenza di una ampia condivisione di progettualità, idealità e valori relativi ad un nuovo modello di sviluppo sostenibile emerge solo se si tiene conto della gravità delle condizioni di crisi attuali, le quali richiedono prima di tutto che la collettività, le rappresentanze politiche e i singoli individui nel loro insieme, ritornino a prendersi cura  di tutte le risorse esistenti – personali, lavorative, socio culturali e naturali – ovvero dei contesti ambientali e comuni di vita, che i sistemi economici attuali stanno in gran parte dissipando e devastando a soli fini di guadagno privato, particolaristico ed esclusivo.

Come abbiamo già indicato lo sviluppo di pratiche produttive e di servizio orientate dai principi del prendersi cura comporta numerosi vantaggi per la collettività, ma può comportare anche una perdita delle capacità di crescita economico produttiva complessiva, e soprattutto può comportare una perdita di competitività delle imprese orientate dai principi del prendersi cura rispetto alle imprese orientate capitalisticamente. Tutto questo deve essere in qualche modo considerato e compensato dalla collettività, tenendo conto in maniera adeguata dei numerosi vantaggi che il recupero dei principi del prendersi cura può comportare sul piano esistenziale e complessivo, ma anche considerando le possibili riduzioni dei profitti e dei guadagni economici, o la contrazione degli stessi livelli di consumo, specie di beni superflui, che ne può conseguire.

Le imprese, le organizzazioni e gli individui che seguono i principi del prendersi cura dovrebbero poter usufruire di significativi benefici fiscali, mentre i livelli di tassazione dovrebbero essere inaspriti considerevolmente nei confronti dei soggetti e delle attività che finiscono per determinare un deterioramento dei contesti ambientali e di conseguenza un aumento dei costi derivanti dal loro recupero. Nello stesso tempo si dovrebbero spostare i maggiori carichi fiscali dalle attività lavorative alle attività che implicano i livelli più elevati di uso e consumo delle risorse ambientali e dei beni comuni. E si dovrebbero trovare infine nuove forme di determinazione del valore economico degli stessi beni comuni, oltre che dei servizi di pubblica utilità, per rendere trasparenti i costi sostenuti dalla collettività nell’uso di tali beni, ma anche per incentivare dei meccanismi adeguati di risparmio, sia delle risorse lavorative sia dei beni comuni

A prescindere da una ricostruzione analitica delle caratteristiche assumibili da un nuovo, più sostenibile,  modello di sviluppo economico sociale si può dire che due aspetti in particolare vengono ad assumere una importanza cruciale ai fini della sua affermazione: a) la costituzione di un patto politico sociale ampiamente condiviso, in grado di stabilire forme di sostegno e solidarietà reciproche, e adeguati vincoli e finalità economico sociali di base; b) nuovi sistemi monetari ovvero di scambio e credito, non più orientati ad una crescita economico monetaria fine a se stessa ma finalizzati a garantire un maggior equilibrio ambientale e una migliore qualità esistenziale delle condizioni economico produttive comuni.

Il patto può servire a legare interessi altrimenti divergenti, come gli interessi dei produttori e dei consumatori, di chi gestisce una qualche impresa e di chi lavora, in qualsiasi settore, di chi ha già accumulato competenze e capacità in una vita di sacrifici e si trova spesso in uno stato di inerzia e rassegnazione per l’impossibilità di utilizzarle, e di chi dispone di nuove energie e passioni, proprie specialmente dei più giovani e spesso conservate anche da chi si pone fuori dai circuiti economici dominanti per i  valori scarsamente alettanti che questi  riproducono. E il patto dovrebbe servire soprattutto a compensare i maggiori costi economici (che i singoli agenti possono patire in relazione al seguire i principi del prendersi cura) con benefici e vantaggi di altro genere, specialmente valoriali e simbolici, non adeguatamente acquisibili negli attuali mercati competitivi.  Ma l’impegno a non sfruttare le risorse disponibili (compreso il lavoro) e a valorizzarle in termini ecologici ed esistenziali, a non de-localizzare le proprie ricchezze e competenze e ad attivarsi per migliorare le condizioni economiche nei contesti in cui si è sviluppata la propria attività, senza ricercare appunto la massimizzazione dei profitti o del proprio piacere e potere, può portare comunque anche a dei vantaggi significativi sul piano economico e delle attività imprenditoriali.

Si possono ottenere infatti per tutti condizioni di miglior equilibrio nei rapporti tra domanda e offerta di beni e servizi, la domanda di beni – meglio radicata territorialmente – può divenire più stabile, e si può sviluppare maggior cooperazione riducendo la competizione e lo stress derivanti dagli imperativi della crescita economica continua e dello sfruttamento incessante di ogni risorsa. Vi può essere infine un miglior impiego complessivo delle capacità personali di ognuno e dei beni comuni, se la stessa collettività nel suo insieme si impegna a programmare  gli aspetti più importanti delle proprie attività produttive, di consumo, e di risparmio ai fini di accantonamento previdenziale.

Possiamo rilevare, in sostanza, che in questo passaggio dal dominio dei principi dell’incremento quantitativo (di potere economico monetario) ai principi dello sviluppo qualitativo non serve tanto contrapporre degli ideali etici puri alle ragioni della valorizzazione e del calcolo economico, intesi in termini generici,  e neanche contrapporre le dimensioni locali a quelle globali. Più “realisticamente” – ovvero adottando un approccio più complesso ma nello stesso tempo anche più lungimirante – bisogna mutare i termini e le condizioni in cui la valorizzazione e i calcoli monetari si danno nei sistemi economico sociali prevalenti. Ed è ragionevole supporre che su questa base anche le relazioni tra piccole e grandi dimensioni o tra scale locali e scale globali verranno a mutare di significato (alcuni aspetti e tappe di questo passaggio sono stati già delineati in Italia da A. Magnaghi, V. Amoroso, R. Petrella, E. Viale, R. Mancini,  e molti altri, abbastanza comune è però in genere la sottovalutazione dell’assoluta esigenza di ricostruire su basi concettuali e strutturali profondamente diverse i sistemi monetari e di finanziamento oggi dominanti).

Gli stessi sistemi monetari alternativi possono giocare un ruolo importante in tale cambiamento  se si riesce ad andare oltre ai limiti e al riduttivismo (spesso localistico) che ne hanno caratterizzato l’esistenza, come vedremo nella prossima sezione, dedicata ad un’analisi dei principali modelli di MA. Prima di occuparci degli aspetti più problematici dei sistemi monetari alternativi è opportuno però formulare alcune considerazioni ulteriori sulle valenze assumibili dalle dimensioni territoriali e più in particolare sulle prospettive locali o localiste.

Numerosi ordini di considerazioni possono portare a credere che le dimensioni locali costituiscano la scala privilegiata delle pratiche necessarie per garantire condizioni di sostenibilità, di tipo ecologico e politico culturale. Il confinare i sistemi di scambio e credito mutuale in territori abbastanza ristretti sembra rispondere prima di tutto alla convinzione o al pregiudizio per cui i soggetti impegnati in relazioni di comunità e di mutualità devono necessariamente sviluppare una conoscenza reciproca personale. C’è poi l’innegabile esigenza di ridurre al minimo la circolazione di merci e di persone nelle grandi distanze, per ridurre gli effetti sempre più dannosi che tale circolazione sta comportando ai fini dell’equilibrio biologico e climatico del nostro pianeta. L’esaltazione delle dimensioni locali viene infine rafforzata dalla messa in evidenza degli effetti di burocratizzazione e di autonomizzazione dei poteri politici  che sembrano conseguire dalla crescita in dimensioni delle organizzazioni e dei processi di governo politico e di amministrazione pubblica.

A questo tipo di interpretazioni “localiste” si può obiettare però che le attuali condizioni di sviluppo culturale, largamente dipendenti da inarrestabili processi di innovazione tecnologica,  portano sempre più a sviluppare relazioni su un piano simbolico e comunicativo che tende ormai a superare ogni barriera e confine spaziale, certo con esiti ancora molto problematici e discutibili.

Negli stessi ambiti locali coesistono comunque soggetti animati da fini e intenzioni profondamente diversi, in larga parte conflittuali e contrastanti tra loro. E appare assai difficile stabilire un nuovo patto indirizzato al prendersi cura delle condizioni di  vita comune con chi è ancora dedito allo sfruttamento indiscriminato di ogni risorsa disponibile, e all’accumulazione privatistica della ricchezza monetaria, o anche ad una varietà di forme di consumismo dissennato e dissipativo.

Più che sulla scala ridotta dei territori in cui si collocano le singole comunità, le condizioni della condivisione di un nuovo patto ecologico (ed economico) sembrano risiedere nella condivisione dei tessuti valoriali, cioè di progetti e di pratiche concreti che possono unire anche individui che vivono in comunità molto distanti in termini geografici. E la messa in relazione con gruppi, associazioni e comunità anche distanti in termini spaziali, ma che hanno già accolto nel proprio agire i principi del prendersi cura, può costituire un motivo di rafforzamento di individui gruppi ed associazioni che vorrebbero sviluppare pratiche ecologiche al livello locale, ma si trovano spesso in posizione di marginalità e ostacolati in vari modi.

Certamente lo sviluppo di relazioni di scambio nella lunga distanza deve tener conto dei fattori di inquinamento derivanti dalla circolazione di beni e servizi, ma deve tener presente anche l’esigenza di cogliere i vantaggi offerti – specie nei settori agroalimentari –  dalle diversità climatiche, culturali ed anche attitudinali esistenti. In definitiva però è sempre il riferimento ai principi del prendersi cura (specialmente dei propri territori oltre che delle persone e delle loro capacità lavorative)  che può collegare  nella maniera migliore le diverse comunità, anche nella lunga distanza, dal momento che la cura di ogni territorio è la condizione preliminare, essenziale per prendersi cura di tutto il pianeta. E la condizione dello sviluppo di relazioni di scambio e credito sostenibile viene a riposare in ultima istanza sulle stesse possibilità che in tali relazioni i principi del prendersi cura vengano a farsi valere in maniera adeguata, sostenibile non solo da un punto di vista ecologico ed etico ma anche economico.

Se ispirati dai principi del prendersi cura (delle ricadute complessive del proprio agire) anche gli scambi tra persone e comunità distanti geograficamente possono arricchire le condizioni di esistenza comuni, sia dei singoli che complessive, rendendole più varie e sostenibili in una prospettiva futura. Molto se non tutto dipende dai principi adottati e dai mezzi impiegati, ovvero dalle pratiche di relazione con il tempo e con le altre risorse disponibili, così come dal tipo di scambio e di credito (monetario  non monetario) sviluppato tra gli individui e le comunità. E ciò riguarda evidentemente anche gli scambi e le relazioni che si possono sviluppare sul piano locale attraverso le cosiddette monete alternative.

Dal tipo di relazioni e di criteri di scambio e delle forme di credito (e di risparmio) economico esistenti o adottabili in diverse forme, alternative ed anche complementari tra loro, dipendono in larga parte le capacità di far fronte alle condizioni di crisi sistemiche attuali e ai numerosi ordini di problemi che esse pongono. E si tratta di aspetti su cui bisognerà soffermarsi ora più in profondità.

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Monete Alternative e politica in una prospettiva di sostenibilità*

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